
“Pertanto basta scoprire queste leggi di natura perché l’uomo non debba piú rispondere delle proprie azioni e perché gli diventi oltremodo facile il vivere. Va da sé che allora tutte le azioni umane saranno matematicamente calcolate secondo quelle leggi, faranno una sorta di tabella di logaritmi, fino a 108.000, e verranno inserite nelle efemeridi; oppure, meglio ancora, ci saranno pubblicazioni benemerite, sul genere degli attuali lessici enciclopedici, in cui ogni cosa verrà calcolata e stabilita tanto esattamente, che al mondo non si daranno piú azioni né avventure. – Allora, – siete sempre voi che parlate, – si stabiliranno nuove relazioni economiche, anch’esse belle e pronte e calcolate con matematica esattezza, sicché spariranno d’incanto tutti i possibili problemi, appunto perché ci saranno in serbo tutte le possibili soluzioni. E allora costruiremo un palazzo di cristallo.” Dostoevskij
Questa costruzione alla sua prima apparizione (Londra 1851) suscitò scalpore un po’ da tutti i lati della scienza e della letteratura; era innovativo per molte cose, prima di tutto per l’uso di nuovi materiali (Questa struttura geometrica non aveva, in sé, nulla di nuovo, ma il suo uso era innovativo sotto diversi punti di vista e comportava notevoli vantaggi: l’uso di sostegni di ferro permetteva una totale rinuncia a grossi pilastri e muri portanti, per cui quasi tutta la superficie esterna poteva essere costruita con vetro. Inoltre, la produzione industriale degli elementi facilitava enormemente l’applicazione del concetto, compreso quello del progetto di una successiva ricostruzione volendo anche in forma ampliata); una delle più grosse innovazioni architettoniche fu quella di utilizzare pannelli prefabbricati e smontabili, anche la Torre Eiffel avrà lo stesso sistema di costruzione. Molte furono le copie, seguì il palazzo a New York, poi quello a Monaco di Baviera e molti altri (anche a Firenze ce n’è uno in miniatura, il Tiepidario nel giardino dell’orticoltura). Nonostante la grande innovazione tecnologica e architettonica, questi palazzi hanno la loro importanza nello scalpore che fecero fra filosofi, sociologi, letterati; una delle più curiose e veritiere analisi fu quella di Dostoevskij, Dostoevskij ne parla in modo abbastanza impersonale in “memorie dal sottosuolo”, buttando li due o tre paragoni di quello che secondo lui quei palazzi significavano; significavano una battaglia vinta per l’uomo contro la natura, significavano l’esser riusciti finalmente a ricreare luoghi in cui le intemperie non avevano importanza, in cui veniva regolato il clima a piacimento, come mai prima era successo; mostravano però dall’altro lato della medaglia, quella debolezza dell’uomo contro la natura, nonostante il fervore scientifico di quegli anni, l’uomo era costretto a rinchiudersi in aree limitate per vincere contro la natura, era costretto a stare in palle di vetro, dove il mondo fuori cambiava, si muoveva in continuazione e l’uomo rimaneva lì inerte, cercando quella ragionevolezza che da tanto tempo cerca e da di più ripudia per la noia. Il Palazzo di Cristallo come dice Dostoevskij in un suo passo di “
Memorie dal Sottosuolo” è la ricerca assidua della ragionevolezza, la ricerca assidua di quelle mille certezze di cui crediamo aver bisogno, e che quando abbiamo, ci portano ad una noia tale da reagire in modo irragionevole, da farci affermare senza paura che la mente umana, i suoi comportamenti saranno sempre quelli meno prevedibili, di fatto le scienze inesatte (quelle che studiano l’uomo come individuo e quelle che lo studiano inserito nella società), una fra tutte la Sociologia, non si basano come le altre su un paradigma, il quale via via viene modificato cambiato, ma uno ne rimane; nella Sociologia i paradigmi riconosciuti sono quattro, e forse qualcuno domani si sveglia e ne crea un altro, e non si può affermare che uno sia più giusto dell’altro, perchè in qualche maniera tutti hanno ragione e tutti hanno torto, dimostrazione del fatto che siamo l’essere più indecifrabile sulla terra…
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