Di una Firenze distrutta…
“Non ho avuto forse davanti a me la bellezza? Basta questo per la vita di un uomo” Oscar Wilde
Firenze: una delle più belle città al mondo ha vissuto gli ultimi cento anni nell’oscurità, nello squallore; uno squallore, dovuto da politiche locali confuse e senza senso, dovuto da una popolazione, quella fiorentina un po’ controversa; una popolazione capace solo di pretendere ma non di agire se non in momenti di disperazione generale (l’alluvione, la fine della guerra…). In una città così particolare la politica non può risolvere tutto da sola, ha bisogno di un contributo importante da parte della popolazione, ha bisogno di azioni significative, ha bisogno di persone che amano la propria città, serve un contributo che comporti sacrifci, che per lo più saranno temporanei, e si dimostreranno piaceri per noi cittadini. I grandi problemi fiorentini non sono poi così tanti, ma sono abbastanza macroscopici e riguardano l’intera città; forse mettendoli per importanza si può iniziare dall’assenza di un vero piano regolatore, un piano che decida le aree di sviluppo, di rinnovamento della città, molto spesso abbiamo assistito all’attuazione di mezzi progetti, che per lo più vietavano e concedevano poco, lasciando la città nel limbo della nuova amministrazione di turno; in un certo qual senso il problema di Firenze è la struttura della città, una città con strade piccole, che non è mai stata pronta ad affrontare l’avvento delle automobili, sia per i parcheggi, sia per la larghezza delle strade che non può contenere il traffico attuale; forse solo negli ultimi dieci anni ci si è posti il problema di estrapolare dal centro esercizi giudiziari e uffici pubblici per decentrali nelle zone nuove; il secondo problema si lega al primo, la mentalità del fiorentino medio è quella di non utilizzare i mezzi pubblici (che tra l’altro danno un servizio abbastanza scarso), nei giorni di pioggia sembra di impazzire, non si ha mai la certezza dei tempi di percorrenza, si vive in una totale ansia da ritardo; il terzo problema è l’attuale stato delle piazze fiorentine, una volta luoghi dove la vita era intensa, dove si potevano vedere ragazzini giocare a calcio, vecchietti che discutevano sulle ultime decisioni del tanto caro Partito Comunista, si potevano vedere artisti a contatto diretto con la gente, tra un bicchiere di vino e una partita di scacchi (storici i locali dove si poteva incontrare chiunque come le Giubbe Rosse in Piazza della Repubblica, o il famoso laboratorio Vieusseux, circolo culturare dove si poteva trovare miriadi di artisti). Queste sono le scene di inizio novecento raccontate da uno splendido Pratolini, queste sono le scene che vorrei tanto rivedere nelle piazze fiorentine, attualmente abitate dai barboni di turno e per lo più invase da automobili; il quarto punto è la pulizia, le amministrazioni comunali non sono mai state abbastanza attente a questo punto, in una città artistica come Firenze, già lo smog è capace di opacizzare tutto, di rendere tutto meno bello e splendente; la presenza di cestini e posaceneri per la strada è quasi assente, i ristoranti non possono porre fuori dalle proprie entrare posaceneri perchè occupano spazio pubblico, forse ai nostri sindaci piace di più vedere migliaia di mozziconi per terra che avere un posacenere che occupa mezzo metro quadrato…il quinto punto riguarda le famose botteghe fiorentine, quelle botteghe che una ad una stanno cadendo, quelle botteghe del centro in cui amo andare e chiaccherare della vita con questi commercianti pieni di storia, ormai a Firenze è rimasto davvero poco di queste caratteristiche botteghe, Castellana si può annoverare fra i fortunati che riesce a resistere, unico in Italia penso, una tabaccheria che ha solo oggettistica da fumo non tiene neanche i biglietti del bus, un altro sopravissuto è Rocco, il mio “spacciatore” di tè, ha una piccola botteghina tutta orientale fra Piazza Duomo e Piazza Santa Croce, un posto in cui si entra per viaggiare e per sognare, per sentire racconti fantastici e bersi un buon tè in compagnia…fra le altre botteghe rimaste si possono annoverare qualche buon paninaro, e forse qualche piccola pelletteria; sinceramente non capisco bene questa grave perdita, non capisco come fanno gli extracomunitari ad avere metà del centro fiorentino sotto affitto, non capisco come sia possibile per loro andare avanti, quando quelle botteghe tanto amate non ce l’hanno fatta (famosi erano i negozi di oggettistica di Firenze, quei negozi in cui si andava per fare un regalo, non specializzati in niente, ma avevano tutto e tutto di ottima qualità)..questo per me rimane un po’ un mistero.Dal 26 ottobre sembra che sia cambiato qualcosa, finalmente un’azione decisa e veloce da parte del comune, Piazza Duomo pedonalizzata, fino a ieri mastodontici bus passavano accanto a una delle meraviglie del mondo, oggi regna una tranquillità che non sembra vera, mi sembra quasi di essere in un racconto di Pratolini, dove racconta degli anni ‘40 fiorentini in cui il quartiere di Santa Croce venne quasi del tutto demolito, per essere rinnovato, nonostante rimanessero aperte enormi distese di nulla, la gente non tagliava, continuava a passare sulle strade prima delimitate dagli edifici, oggi forse in Piazza Duomo si potrà distinguere un fiorentino da uno straniero guardando dove cammina…A noi fiorentini sembra tutto ciò alquanto strano, ma la serenità che si respira in quella piazza, è quella serenità tipica di piccole cittadine come Parma, Ravenna, Rimini, in cui il centro cittadino è un po’ un’oasi di pace, in cui camminare tranquillamente, senza stare attenti a niente in particolare; finalmente anche noi fiorentini possiamo camminare a testa all’insù, noncuranti del tempo e dei pericoli…per ora però solo in quella piazza…


