Di Me E Dei Miei Pensieri.it

7 Maggio 2010

Una nuova pipa…

Archiviato in: Lento Fumo, Riflessioni — Mattia Petri @ 00:10

Mattia e Tea

 ”Da dove vengo io le persone non deludono mai: sono coerenti e sempre affidabili” Tom nel film “La rosa purpurea del Cairo” di Woody Allen

Nella mia piccola esperienza di fumatore, le pipe iniziate non sono molte, ma non sono neanche poche, circa una cinquantina per la precisione. Fin dalle prime armi ho voluto fare a modo mio, e ancora oggi non ho una sequenza di gesti ben predefiniti, per iniziare una nuova pipa. L’unica cosa su cui pongo molta attenzione, per lo più per non fare danni irreparabili, è di non farla scaldare troppo, piuttosto la riaccendo una volta in più. Per la carica ultimamente, più o meno da quando mi sono affidato al brand londinese, riempo a circa 3/4, le prime due o tre cariche, ma non è poi una cosa su cui ponga molta attenzione. I tabacchi che uso sono virginia, fra le ragioni si possano annoverare la mia preferenza di quest’ultimi sulle altre miscele, e perchè credo che fra tutte le tipologie caratterizzino di meno la pipa (per esempio vedo il Grouseemoor un buon tabacco da rodaggio, ha un bel taglio e brucia bene). Detto questo vorrei fare due considerazioni su quello che si scrive sui forum, spesso si vede scritto: “ho comprato questa pipa, è bella e fuma bene da subito, sento che è già la mia preferita…”, sembra che tutte le pipe comprate dagli utenti di flp siano perfette, che diano un buon gusto al tabacco dalla prima fumata, che non abbino difetti tecnici o robe simili; a mio parere tutte considerazioni date dallo stato d’animo e dall’approccio sbagliato. Analizzando bene la situazione l’iniziare una pipa per un fumatore è sempre una nuova emozione, si hanno aspettative, si sognano i luoghi in cui potrà farci da compagna, si pensa all’utilità che potrà avere nel tempo e così via, tutte questi sogni, aspettative e via dicendo porteranno il fumatore a dimenticare cosa sta fumando, colmandolo di momenti di pura gioia; eppure quelle prime pipate, a meno di grossi colpi di fortuna, non saranno mai paragonabili a una fumata con una pipa già fatta, anzi nella maggior parte dei casi saranno disgustose; fra le mie 7 Dunhill non ce n’è stata una che mi abbia reso il gusto del tabacco come è, eppure non le ho buttate nel cassetto e fatte sparire dalla circolazione, addirittura con la County la prima fumata fu così schifosa da non prendere in mano una pipa per qualche giorno (ma ora è una delle mie inseparabili). Facendola corta, quello su cui un fumatore di pipa si dovrebbe concentrare è il rapporto con la pipa, e concentrarsi se la pipa è adatta o no alla nostra persona, è adatta o no agli scopi per cui l’abbiamo comprata, per esempio solo oggi mi sono deciso di andare da Castellana a prendere quella Bruyere ormai da tre mesi messa via per me, rimandavo sempre vuoi per i soldi vuoi per poca motivazione, oggi d’un tratto mi sono vestito e sono andato a prenderla, a mio parere quella pipa può servirmi alla scrivania, la vedo comoda mentre studio o mentre guardo un film, logicamente queste sono impressioni esclusivamente visive, certo è che se questa pipa risponderà positivamente alle mie aspettative sarà già un buon approccio, e alla fine dalle prime fumate, almeno io, non chiedo niente di più…

20 Aprile 2010

Curiosità, Studio e Riflessioni!

Archiviato in: Citazioni, Lento Fumo, Pipe Dunhill, Riflessioni — Mattia Petri @ 03:17

Mattia

“In amore il particolare vale più dell’universale” Kierkegaard

Questo post parte dalla mia frequentazione del corso “teoria dei media”, forse il corso più difficile in cui fino a oggi mi sono imbattuto; una materia che però, grazie anche al preparatissimo professore, dà molti spunti di riflessione. Leggendo “Parlare al vento“ che per l’esame non è obbligatorio ma che aiuta nello studio dell’altro materiale, si conoscono tante curiosità del mondo della comunicazione, per esempio le cassette della posta sono un’invenzione moderna, le prime apparvero nel 1855 a Londra, gli Stati Uniti si adeguarono nel 1858; questa curiosità ha però un significato molto profondo, tenterò di spiegarlo brevemente: L’idea che  le lettere implichino la consegna di un messaggio privato a un destinatario specifico si affermò tardi nel tempo, l’attuale divisione di genere tra corrispondenza personale e pubblica non esisteva in termini precisi nelle newsletter del XVIII secolo in Inghilterra e nelle colonie. La lettera “familiare” era distinta dalle newsletter, il precursore del moderno giornale, ma entrambe potevano essere editate per e dal pubblico. La posta in poche parole non era un canale sicuro. Le lettere all’ora erano più o meno come le attuali cartoline postali, e cioè indirizzate privatamente ma con un contenuto pubblico accessibile. Il primo francobollo per l’appunto apparve nel 1840 in Gran Bretagna e raffigurava la regina Vittoria, fu un passo notevole verso  l’impersonalità dell’accesso visto che prima di allora, per ogni lettera, venivano registrati dagli uffici locali delle poste la ricezione e il pagamento della tassa che stranamente era a carico del ricevente, quindi le poste avevano sotto controllo tutte le letture dei riceventi. Per farla breve, i francobolli, le buste e le buche delle lettere resero chi spediva la posta sovrano, in linea di principio, della propria missiva. L’ufficio postale aveva così ottenuto qualcosa di simile a ciò che sant’Agostino o Locke auspicavano per il linguaggio: trasformare un sistema di significato implicitamente pubblico e pluralista in un sistema governato dalla volontà privata di colui che spediva le lettere. L’ufficio postale, organizzato secondo le restrinzioni del mittente sul ricevente, trasformò le lettere da creature di disseminazione (quello che si auspica nella bibbia per la comunicazione) in creature di apprente dialogo (quello che auspica Platone nel Fedro). Oltre a questa piccola curiosità, vorrei proporre una riflessione che ha poco a che vedere con quello appena detto. Vorrei parlare dell’autenticità; l’arrivo dei nuovi media, telefoni, registratori, radio, televisione ha acceso il dibattito sulle repliche, un dibattito che ha tirato fuori delle riflessioni molto interessanti. Focalizziamoci per esempio su un classico, la Monna Lisa di Leonardo da Vinci, nonostante le nostre tecnologie molto avanzate nessuno al giorno d’oggi può copiare in maniera perfetta questo quadro, quello che manca è l’effetto dell’invecchiamento, questo è il particolare che ancora oggi non si riesce a riprodurre; però possiamo ipotizzare che l’umanità arrivi a un livello tecnologico altissimo e che si riesca a riprodurre un quadro identico in ogni dettaglio a quello vero; Il nostro sguardo cadrà con il solito spirito critico su entrambi i quadri? i quadri sarebbero in tutto e per tutto la stessa cosa? la rispota è no, Una (l’originale) ci chiederebbe di percorre una serie di associazioni magiche contagiose indietro nel tempo, fino al periodo di Leonardo, l’altra ci lascerebbe impressionati dalla nostra stessa maestria. L’originale e la copia offrirebbero ai rispettivi visitatori uno stimolo diverso: il viaggiare nel tempo o guardare con stupore; un quadro sarebbe adatto per il Louvre l’altro per DisneyLand. Benjamin ci dice a ragione che: “le opere d’arte non sono solo testi, vale a dire, campi riproducibili di significanti; la loro origine, la vita successiva e la forma materiale, tutto questo ha un grande importanza. Oggetti identici stimolano posizioni ermeneutiche radicalmente differenti”. Come ha osservato Kierkegaard ”oggetti identici non sono mai identici, la ripetizione è impossibile”; un ‘opera è infestata da un’intera trama di fantasmi e leggende storiche, l’altra invece ha bisogno di essere rifornita di quell’aura. Lasciando stare le riflessioni a riguardo della comunicazione, a partire da questa riflessione vorrei passare all’oggetto pipa e alla casa di Duke Street. Nonostante molti tentino ,con copie ad oggi per lo più approssimative o con chiacchere poco veritiere, di rubare l’aura di questo marchio, nessuno ci riesce e mai ci riuscirà. L’originalità di tale marchio sta a mio avviso nella sua storia, nei suoi particolari che nessun altro marchio ha (e per citare di nuovo Kierkegaard ”In amore il particolare vale più dell’universale), se mai qualcuno riuscisse a riprodurre una Dunhill molecola per molecola, riuscirà solamente ad impossessarsi in maniera alternativa delle nuove tecnologie, ma la copia potrà al massimo finire tra le pipe da cesto, sarà solo e sempre l’originale a mantenere l’aura, a farci viaggiare nel passato e pensare ai primi artigiani Dunhill a lavoro, o allo studio delle  forme oggi diventate classiche, che un tempo forse erano inusuali e innovative…sarà solo l’originale a farci provare certi sensazioni che la copia non può riprodurre in nessun modo.

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