Di Me E Dei Miei Pensieri.it

3 Aprile 2010

Dell’incoerenza e del senso comune…

Archiviato in: Citazioni, Le mie abitudini, Lento Fumo, Libri, Pipe Dunhill — Mattia Petri @ 02:01

Io che fumo Amber Root!

“Chiunque può essere ragionevole, ma essere sani di mente è raro” Oscar Wilde

Più o meno è arrivata la primavera, dopo l’inverno più freddo della mia vita. La primavera ha su di me l’effetto che ha sulle piante, mi fa fiorire. Cosa fa fiorire in concreto? Prima di tutto la mia lucidità fisica, d’inverno sento il bisogno di dormire continuamente, forse dato dalla luce che durante il giorno è sempre opaca, e dalla notte che arriva troppo presto. Nonostante attualmente dorma meno ed abbia tra lavoro, università e momenti di svago orari abbastanza insostenibili, in primavera il mio aspetto si fa più bello, o almeno così è ai miei occhi. La primavera porta anche altri cambiamenti in me e sono sicuramente quelli più rilevanti, porta sempre la voglia di rinnovarsi, di rinnovare oltre che i progetti e le aspirazioni, le mie convinzioni più radicate, merito di questo, più che la primavera, in questo periodo è la lettura di alcuni autori classici; ultimamente mi sto incentrando su Nietzsche, è come se i miei occhi vedessero il mondo sotto un altro punto di vista, nonostante ancora non sia arrivato alla conclusione del primo libro (”Così parlò Zarathustra”). La lettura porta in me e nel mio pensiero una specie di incoerenza funzionale rispetto a quello fin’ora da me predicato e pensato; perchè incoerenza funzionale? Vorrei spiegarlo attraverso due famosi personaggi, uno è il solito Oscar Wilde, l’altro un protagonista della seconda guerra mondiale e della politica internazionale del dopoguerra, Winston Churchill. Piccola premessa introduttiva sull’incoerenza: nella nostra società, sopratutto in politica, la coerenza di una persona è caratteristica di rilievo attraverso la quale si rispecchia la sua serietà e la sua credibilità. Che dire, questo è il senso comune a cui io sono radicalmente contrario; la frase di Churchill rispecchia a pieno questa mentalità: “da giovane, se non sei progressista e di sinistra sei una persona senza cuore, da vecchio, se non sei conservatore e di destra, sei una persona senza cerverllo”; il mio professore di sociologia Filippo Buccarelli l’ha così commentata:<<è sbagliato ma c’è del vero>>. C’è del vero dico io, perchè questa è la tipica mentalità diffusa, che ha per esempio fatto perdere elettorato a Fini, che ha ritratto, a parer mio molto intelligentemente, maggior parte dei sunti di stampo fascista che profetizzava il Movimento Sociale Italiano da lui cambiato in Alleanza Nazionale e attualmente affluito nel Popolo delle libertà (l’unica cosa che non mi è piaciuta, è stato l’affluire nel partito elettorale di Berlusconi, è stata una perdita d’identità da parte della destra italiana). Wilde è il vero innovatore in questo dibattito, molti anni prima di Churchill diceva in uno dei suoi famosi e controversi aforismi: <<Non si è mai tanto sinceri come quando si è incoerenti>>; a mio avviso vedeva nello sviluppo del proprio pensiero, una capacità data ai pochi e di grande rilievo in società. A Wilde non piace l’uniformarsi che c’era all’interno delle classi al suo tempo; per casualità mi è capitato di leggere lo svolgimento delle cause in cui fu coinvolto (per omosessualità), tralasciando la brillantezza con cui risponde in ogni situazione, Wilde da l’idea di un uomo in continuo cambiamento, capace di assorbire ogni informazione, e di elaborarla sempre in maniera costruttiva. Penso che la coerenza a tutti i costi ha il potere di togliere alle persone il proprio individualismo, facendoci ritornare a momenti in cui l’individuo non esisteva, ma le visioni erano di gruppo, quei momenti che abbiamo superato con grandi innovazioni, quali per esempio la stampa e la conseguenti rilegature di libri in quantità mai viste prima (l’uomo e il suo libro, il rapporto solitario tra individuo e libro, e le prime visioni del singolo). Tanto perchè trovo che la coerenza di lungo periodo non sia il mio forte, ho fatto mettere da parte una Dunhill curva, con inserto in corno; una pipa dalle proporzioni perfette e  dalla forma spettacolare, a breve ve la mostrerò…d’altronde ancora una Dunhill curva non l’ho mai provata, nella vita mi hanno insegnato che se, se ne ha le possibilità bisogna provare tutto…per questo ho fatto il bando Erasmus, e a settembre vado a Lisbona a continuare i miei studi…una primavera che porta grandi svolte insomma…

14 Dicembre 2009

Il Palazzo di Cristallo e le sue conseguenze

Archiviato in: Citazioni, Libri, Riflessioni — Mattia Petri @ 22:40

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“Pertanto basta scoprire queste leggi di natura perché l’uomo non debba piú rispondere delle proprie azioni e perché gli diventi oltremodo facile il vivere. Va da sé che allora tutte le azioni umane saranno matematicamente calcolate secondo quelle leggi, faranno una sorta di tabella di logaritmi, fino a 108.000, e verranno inserite nelle efemeridi; oppure, meglio ancora, ci saranno pubblicazioni benemerite, sul genere degli attuali lessici enciclopedici, in cui ogni cosa verrà calcolata e stabilita tanto esattamente, che al mondo non si daranno piú azioni né avventure. – Allora, – siete sempre voi che parlate, – si stabiliranno nuove relazioni economiche, anch’esse belle e pronte e calcolate con matematica esattezza, sicché spariranno d’incanto tutti i possibili problemi, appunto perché ci saranno in serbo tutte le possibili soluzioni. E allora costruiremo un palazzo di cristallo.”  Dostoevskij

Questa costruzione alla sua prima apparizione (Londra 1851) suscitò scalpore un po’ da tutti i lati della scienza e della letteratura; era innovativo per molte cose, prima di tutto per l’uso di nuovi materiali (Questa struttura geometrica non aveva, in sé, nulla di nuovo, ma il suo uso era innovativo sotto diversi punti di vista e comportava notevoli vantaggi: l’uso di sostegni di ferro permetteva una totale rinuncia a grossi pilastri e muri portanti, per cui quasi tutta la superficie esterna poteva essere costruita con vetro. Inoltre, la produzione industriale degli elementi facilitava enormemente l’applicazione del concetto, compreso quello del progetto di una successiva ricostruzione volendo anche in forma ampliata); una delle più grosse innovazioni architettoniche fu quella di utilizzare pannelli prefabbricati e smontabili, anche la Torre Eiffel avrà lo stesso sistema di costruzione. Molte furono le copie, seguì il palazzo a New York, poi quello a Monaco di Baviera e molti altri (anche a Firenze ce n’è uno in miniatura, il Tiepidario nel giardino dell’orticoltura). Nonostante la grande innovazione tecnologica e architettonica, questi palazzi hanno la loro importanza nello scalpore che fecero fra filosofi, sociologi, letterati; una delle più curiose e veritiere analisi fu quella di Dostoevskij, Dostoevskij ne parla in modo abbastanza impersonale in “memorie dal sottosuolo”, buttando li due o tre paragoni di quello che secondo lui quei palazzi significavano; significavano una battaglia vinta per l’uomo contro la natura, significavano l’esser riusciti finalmente a ricreare luoghi in cui le intemperie non avevano importanza, in cui veniva regolato il clima a piacimento, come mai prima era successo; mostravano però dall’altro lato della medaglia, quella debolezza dell’uomo contro la natura, nonostante il fervore scientifico di quegli anni, l’uomo era costretto a rinchiudersi in aree limitate per vincere contro la natura, era costretto a stare in palle di vetro, dove il mondo fuori cambiava, si muoveva in continuazione e l’uomo rimaneva lì inerte, cercando quella ragionevolezza che da tanto tempo cerca e da di più ripudia per la noia. Il Palazzo di Cristallo come dice Dostoevskij in un suo passo di “Memorie dal Sottosuolo” è la ricerca assidua della ragionevolezza, la ricerca assidua di quelle mille certezze di cui crediamo aver bisogno, e che quando abbiamo, ci portano ad una noia tale da reagire in modo irragionevole, da farci affermare senza paura che la mente umana, i suoi comportamenti saranno sempre quelli meno prevedibili, di fatto le scienze inesatte (quelle che studiano l’uomo come individuo e quelle che lo studiano inserito nella società), una fra tutte la Sociologia, non si basano come le altre su un paradigma, il quale via via viene modificato cambiato, ma uno ne rimane; nella Sociologia i paradigmi riconosciuti sono quattro, e forse qualcuno domani si sveglia e ne crea un altro, e non si può affermare che uno sia più giusto dell’altro, perchè in qualche maniera tutti hanno ragione e tutti hanno torto, dimostrazione del fatto che siamo l’essere più indecifrabile sulla terra…
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