Di Me E Dei Miei Pensieri.it

1 Agosto 2010

Di un’altra alba..

Archiviato in: Riflessioni — Mattia Petri @ 05:23

Ormai si è fatto giorno, l’ennesima alba di questa estate un po’ così, senza orari, senza grosse pretese, un’estate che aspetta l’arrivo di settembre, per l’ormai famosa partenza. Mi è capitato di rifare quella strada, la facevo spesso tre anni fa, quando tornavo a giorno fatto, dopo notti di pura passione clandestina, credendo di essere dentro una favola che non sarebbe mai finita; è bello vedere nuovamente quelle scene, dietro di me il sole che tenta di superare le colline, davanti a me gli ultimi lumi ancora accesi e il cielo scuro che non decide a svegliarsi, neanche una nuvola lassù, quasi a testimoniare la perfezione di certi momenti. Intorno, un silenzio quasi tombale, solo il cinguettare di qualche uccello mattiniero mi da la sensazione di esserci veramente, di non sognare ad occhi aperti; lascio i pensieri spaziare, vedo davanti a me tante belle persone, piacevoli, mi accorgo che, nonostante la mia diffidenza diffusa, riesca a stringere dei legami indelebili, mi spunta il sorriso sul volto, cambio direzione, vedo i primi raggi spuntare, è spettacolo puro, la mia città che sorge, in alto si staglia il cupolone del Duomo a vegliare tutto, la tranquillità mi pervade, sono intrinso dei profumi dell’amore, lascio andare ogni preoccupazione e penso che vivere intensamente ogni momento è solo nostro dovere.

26 Luglio 2010

Fukuyama e le sue profezie…

Archiviato in: Riflessioni — Mattia Petri @ 01:44

« Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto. » Walt Whitman

Ormai qualche anno fa, lessi due libri, che in qualche modo hanno segnato profondamente il mio approccio alla politica; gli autori sono diversi, il primo è Francis Fukuyama con “La fine della storia e l’ultimo uomo”, l’altro è un’autrice di vedute a parer mio molto futuristiche e rivoluzionarie, Anna Arendt con “On the revolution”. Sotto l’aspetto dell’attivismo politico non posso dire di darmi troppo impegno a confronto degli altri iscritti a scienze politiche, però c’è una nota da fare, personalmente odio profondamente il sistema di democrazia partitico che si è venuto a formare in Italia e nell’occidente; il tipo di democrazia che guida l’occidente e quindi il sistema che è etichettato come migliore e moderno sta pian piano autodistruggendosi sotto i colpi di crisi economiche, crisi di governo, povertà in aumento e problema del terzo mondo ancora vivo. Quali sono i problemi? I problemi a mio avviso sono molti, in primis il nome che viene dato ai nostri sistemi, democrazia significa come molti bene sanno potere del popolo, ma ad uno sguardo anche poco attento ci si accorge che il potere del popolo si limita ad un voto ogni quattro anni, un voto che va a liste già preconfigurate dai partiti, non so a voi, ma a me non sembra che questo popolo abbia tutto questo potere; il secondo problema è il fallimento del cosiddetto “welfare state” o detto all’italiana “stato del benessere”, un progetto di grandi vedute, che ha funzionato alla belle e meglio parecchi anni, ma che ora pare arrivato al collasso, vuoi per i grandi sprechi degli anni ‘70-’80-’90, vuoi per l’aumento della longevità umana, vuoi che sulle idee sia un grande progetto ma che sui fatti sia veramente difficile da realizzare.Tornando ai due libri, Fukuyama nel suo trattato analizza la democrazia, e il titolo che da al saggio è praticamente la somma che tira “la fine della storia e l’ultimo uomo” inteso come la fine del processo di evoluzione politico, l’umanità è arrivata alla democrazia, gli altri tipi di sistema sono falliti chi prima come Fascismo e Nazismo,  e chi dopo come Socialismo e Comunismo (senza contare quelli morti prima come Monarchie assolute, forti Aristocrazie, e sistemi misti); l’umanità è arrivata alla democrazia perchè il sistema politico non è capace di formulare nuove teorie di governo in grado di superare la democrazia senza tornare ai sistemi già decaduti; per Fukuyama la democrazia liberale è il punto di arrivo perfetto perchè se ben equilibrata nei suoi poteri non può degenerare in niente di peggio e non deriva da degenerazioni.Ora dato per buono quello detto da Fukuyama, su cui si può essere in accordo o in disaccordo, Anna Arendt nel suo scritti descrive un tipo di democrazia profondamente diverso da quello in cui viviamo oggi, un tipo di democrazia che prende esempio dalla civiltà delle polis greche e che è apparso nella storia solo durante la rivoluzione americana e in parte in quella russa con i soviet. La Arendt descrive un tipo di democrazia in cui la popolazione è portata ad un attivismo profondo nella politica, lei dice che la politica è la nostra vita perchè riguarda il proprio interesse personale, partendo da questo presupposto lei prospetta la creazione di tanti consigli in cui il potere scaturisce dal basso e si viengono a creare attraverso la decisione di tutti i cittadini altri consigli che man mano formeranno il parlamento direttamente dal popolo, così funzionava la democrazia americana e i soviet russi, un sistema di meritocrazia perfetta, chi vale va avanti senza giudici scorretti o gruppi di interesse particolaristici. Un sistema a piramide con il potere in basso, qualcosa di molto conflittuale ma con grandi possibilità (Machiavelli ci aveva visto lungo quando affermava che una società piena di conflitto è il miglior motore della politica). Il sistema di elezione cosiddetto medioevale che faceva capolino in America faceva si che gli eletti fossero controllati dai consigli e costretti a perseguire gli interessi degli elettori, a differenza di quello virtuale attualmente presente. Il bello di quegli anni è che più del 70% della popolazione americana partecipava attivamente alla politica e lo faceva per il piacere di parteciparvi, ancora si viveva per la politica e non di politica come si usa fare oggi.Le osservazioni della Arendt sono in se qualcosa di molto bello e dal mio punto di vista auspicabili, però l’autrice non ha lasciato scritto in modo chiaro come arrivare a un tipo di democrazia così impostato, ci si può immaginare che l’unico modo sia lo scoppio di una rivoluzione (anche se oggi pare un po’ impraticabile questa via, almeno nei paesi occidentali), la Arendt indica dei micro-moti rivoluzionari e di richiesta di riconoscimento come veicoli per arrivare a questo tipo di democrazia o almeno dice che sono segni di vitalità della popolazione che ancora forse non è veramente morta come dice Fukuyama (per esempio i moti di qualche anno fa nelle periferie Parigine avrebbero fatto felice l’autrice).Concludendo posso dire che attualmente con il sistema che abbiamo il nostro interesse per la politica non potrà che continuare a cadere, sfociando in scontentezza cronica verso qualunque decisione di questi governi che non sono fatti neanche di tecnici e quindi portati a prendere decisioni d’interesse personale o che vanno ad aiutare solo certe classi sociali, aumentando come sta già succedendo il dislivello di redditi con un appiattimento sempre più marcato verso il basso.

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